Scoppia il caso NTC: le Norme Tecniche incomplete e complesse ostacolano lo sviluppo dei software12 min read

2015-11-13_15-24-20

Le Norme Tecniche per le Costruzioni non sono pensate per favorire la produzione di software. Anzi, la ostacolano e sono il centro di un sistema di progettazione che non tiene conto della digitalizzazione come dovrebbe. La denuncia arriva a Ingegneria Sismica Italiana, associazione che raggruppa tutti gli attori impegnati nel contrasto, tramite la progettazione, ai terremoti nel nostro Paese. E prende le mosse proprio dall’analisi realizzata dai produttori di programmi, riuniti sotto la sigla.

di GIUSEPPE LATOUR (da PROGETTI E CONCORSI – n.21/2015 – www.progettieconcorsi.ilsole24ore.com)

La denuncia di Ingegneria Sismica Italiana: «Ostacoli alla progettazione»

I produttori di programmi informatici per strutture antisismiche: «Norme tecniche incomplete e complesse». Un caos che frena anche l’uso del Bim. Per loro le NTC non sono pensate per essere tradotte con un i software, perché utilizzano un linguaggio pieno di falle. Questo difetto, su larga scala, si trasferisce su molti altri problemi, come l’assenza di un sistema di validazione comune, l’eccessiva complessità di alcuni capitoli, la difficoltà nella fase di controllo. Bisogna, insomma, cambiare passo e puntare verso un’agenda digitale per le costruzioni.

Ne parla Paolo Segala, coordinatore della sezione software di Isi: «Il primo passo è un approccio meno prescrittivo delle norme, che indichi semplicemente il livello di sicurezza generale». Poi, ci si dovrà muovere verso il Bim, «che è uno strumento che consente di includere nel progetto informazioni ulteriori rispetto a quelle classiche, ottenendo anche una forte riduzione dei costi di costruzione, nell’ordine del 20%, spostando in maniera sostanziale il peso economico delle opere verso la progettazione».

Intanto, continuano le proteste dei produttori di materiali per l’ipotesi di aggiornamento delle Ntc proposta dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Stavolta parla Assobeton sigla che riunisce le aziende impegnate nel settore dei prefabbricati in calcestruzzo: le nuove Ntc portano un impatto durissimo da 310 milioni di euro all’anno. È il risultato dei nuovi coefficienti, diventati più penalizzanti, rispetto al passato, di circa un 25 per cento. Con un aumento dei costi direttamente proporzionale. E anche ingiustificato, perché va oltre quello che ci viene richiesto dagli Eurocodici

La denuncia di Ingegneria Sismica Italiana: «Ostacoli alla progettazione». Ntc e software, le aziende: «Una missione impossibile»

I produttori di programmi informatici per strutture antisismiche: «Norme tecniche incomplete e complesse». Un caos che frena anche l’uso del Bim

Le Norme tecniche per le costruzioni ostacolano la realizzazione di software. La denuncia arriva a Ingegneria sismica italiana, associazione che raggruppa tutti gli attori impegnati nel contrasto, tramite la progettazione, ai terremoti nel nostro Paese. E prende le mosse proprio dall’analisi realizzata dai produttori di programmi, riuniti sotto la sigla. Per loro le Ntc non sono pensate per essere tradotte con un software, perché utilizzano un linguaggio pieno di falle.

Questo difetto, su larga scala, si trasferisce su molti altri problemi, come l’assenza di un sistema di validazione comune, l’eccessiva complessità di alcuni capitoli, la difficoltà nella fase di controllo. Il sistema della progettazione di strutture, insomma, in Italia è ancora troppo poco digitale. Andrebbe standardizzato e semplificato, applicando modelli meno prescrittivi.

Il problema generale del linguaggio della norma

Roberto Spagnuolo, amministratore della Softing Srl, illustra il problema. «Le Ntc sono delle specifiche: se queste specifiche non sono complete, il software non è completo. Chi scrive le norme tecniche in Italia non ha cognizione del problema informatico, le norme sono scritte in modo che la loro traduzione diventa difficile». Spagnuolo utilizza un esempio per semplificare questo concetto. «Per realizzare il software bisogna che quello che viene scritto nella norma sia pensato secondo determinati canoni. Immagini una traduzione da un linguaggio a un altro: non è detto che si possano rendere tutte le espressioni, perché alcuni concetti potrebbero non esistere. È esattamente la stessa cosa. Chi pensa le norme deve usare espressioni che esistono per lo strumento informatico».

Per scrivere un software è necessario che le formule da tradurre siano pensate per essere inserite all’interno di uno strumento informatico. Questo non avviene per le norme tecniche per le costruzioni, sia nell’ultimo aggiornamento che in quello precedente. Così ci sono diversi passaggi nei quali i software rischiano dei “buchi”

Le verifiche a Taglio

Ancora, un altro esempio, relativo alle verifiche a taglio fatte sul cemento armato, racconta meglio la questione. «La norma, quando parla di queste verifiche, fa riferimento alla larghezza minima della sezione del calcestruzzo. Pensi, però, al caso in cui quella sezione abbiamo forma circolare. Quale sarà la larghezza minima? Evidentemente zero.In casi come questo diventa praticamente impossibile scrivere la norma a livello software». Questa impostazione costringe i produttori di software a lasciare dei buchi nei loro prodotti. «Ci saranno sempre delle mancanze che dipendono dal fatto che la norma non è stata pensata bene a monte». E questo riguarda tanto le vecchie Ntc che l’aggiornamento attualmente allo studio del ministero delle Infrastrutture.

Complessità eccessiva

Altra questione è quella della complessità. In teoria, infatti, il progettista dovrebbe usare il software come supporto ma poi essere in grado di verificare la sostanza delle sue scelte da solo. Esiste una questione legata alla complessità eccessiva di alcuni passaggi. «Il capitolo sulle strutture esistenti delle Ntc è di una complessità grandissima e, soprattutto, inutile». Questo rende il rapporto tra software e progettisti completamente sbagliato.

«Il progettista, almeno in teoria, dovrebbe avere un’idea della qualità dei risultati che ottiene con il software. Dovrebbe, cioè, essere in grado di operare una scelta progettuale sfruttando il supporto informatico. Quando, però, ci sono così tante ramificazioni, derivate da un misto di burocrazia e tecnica, diventa impossibile capire il motivo del risultato finale». Per questo, il progettista ha come unica alternativa quella di prendere i risultati per buoni, senza verificarli. Il capitolo sulle strutture esistenti è così articolato e complesso da rendere impossibile una verifica di dettaglio di quello che ha fatto il software

La Validazione dei Programmi

Questo problema, a catena, si trasferisce sulla validazione. Il capitolo 10 delle Ntc dice che il software va validato e che, quindi, deve rispettare dei requisiti. «La validazione può essere definita come il confronto tra i risultati attesi e quelli dati. Il problema, però, è che non ci sono dei riferimenti univoci per i software». In altre parole, non esistono dei validatori riconosciuti dallo Stato; ogni progettista ha la responsabilità del programma che usa e i produttori di software, a loro volta, si validano da soli, fornendo ai propri clienti delle specifiche che sono sempre diverse. «Ovviamente il progettista non ha elementi per giudicare il programma che utilizza e deve fidarsi. Servirebbe un soggetto terzo che fissi dei parametri di riferimento sui quali basarsi». Questo porta uno scadimento del mercato, sul quale sono presenti prodotti non all’altezza.

Attualmente il professionista si assume la responsabilità di quello che fa il software, anche se non è ovviamente in grado di controllarne il corretto funzionamento. Non esistono soggetti terzi che validino i software o che forniscano dei parametri di riferimento da rispettare per stare correttamente sul mercato della progettazione

I controlli standardizzati e il BIM

Questo caos si trasferisce a sua volta, sulla fase di controllo dei progetti. «Il sistema è tanto complicato che è difficile fare le verifiche». In altre parole, al momento esistono diversi software per le strutture, che traducono una norma molto complessa. Quando il progetto viene depositato al Genio civile, il funzionario si trova davanti una massa abnorme di dati, sistemati in maniera sempre differente: per lui è quasi impossibile controllare il dettaglio di quello che gli arriva.

«Questo dipende dal fatto che oggi ci sono molti programmi diversi che non dialogano tra loro. Se ci fosse uno standard comune per tutti, come è successo con Pregeo per il catasto, si potrebbero indicare una serie di dati chiave che il Genio civile potrebbe recuperare in automatico». E questo problema riguarda anche il Bim. «Oggi stiamo cominciando a usare questo sistema, ma al momento è impossibile trasmettere gli elementi relativi alle strutture a un ente di verifica, quando lo si utilizza».

L’esistenza di software differenti rende molto più complesse le verifiche. Anzi, in molti casi è quasi impossibile per gli uffici pubblici andare a verificare tutto quello che serve. La soluzione potrebbe arrivare dalla nascita di formati elettronici standard che velocizzino i controlli

Coordinatore hi-tech dell’Isi «Obiettivo: digitalizzare»

Serve un’agenda digitale per le costruzioni, che porti un approccio nuovo nel settore, a partire dall’antisismica. Paolo Segala, coordinatore della sezione software di Isi (Ingegneria sismica italiana), parte dalla vicenda delle Norme tecniche per le costruzioni per raccontare quella che, per lui, è la strada verso la quale la filiera dell’edilizia si deve avviare.

Partiamo dalle Ntc.
L’uso del software è indispensabile per applicare le Norme tecniche. Con le regole attualmente in vigore, il progettista deve simulare le reazioni di una struttura rispetto a una serie di casi limite di terremoto. Questo non può essere fatto a mano, almeno non per un progetto che sia più grande di una piccola casa. Eppure, le Ntc non considerano i produttori di software.

Il lavoro avviato dal vecchio presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Franco Karrer aveva coinvolto tutti gli attori, inclusi i produttori di software, nell’elaborazione partecipata del testo aggiornato. La successiva presidenza ha fatto diversamente, annullando il lavoro fatto in quella fase.

Come si può invertire la rotta?
Il primo passaggio è l’adozione di un approccio meno prescrittivo delle norme, che indichi semplicemente il livello di sicurezza generale. Oggi l’approccio della norma è troppo dettagliato e questo porta a progettisti che lavorano in maniera burocratica, stando solo attenti a rispettare quello che dice la legge.

Semplificando si apre alla digitalizzazione?
Certamente. Con un approccio meno prescrittivo potremo cominciare a muoverci verso il Bim, che è uno strumento che consente di includere nel progetto informazioni ulteriori rispetto a quelle classiche, ottenendo anche una forte riduzione dei costi di costruzione, nell’ordine del 20%, spostando in maniera sostanziale il peso economico delle opere verso la progettazione.

Il tema riguarda solo la progettazione?
No, bisogna pensare anche ai controlli pubblici sui progetti. Nei paesi dove si è imposto il Bim si è utilizzato un semplice standard, il COBie, un formato che permette di trasmettere facilmente tutti i dati relativi a una struttura. Oggi invece ognuna delle venti Regioni ha un suo standard. E il tema non si esaurisce alla fase di controllo.

A cosa pensa?
Alle verifiche sul lavoro degli enti locali e ai rating. Nel rapporto con gli enti locali la qualità del lavoro del progettista non è valutata. Non sono mai stati sviluppati protocolli o stabiliti livelli minimi di qualità delle relazioni di calcolo, che spesso si basano su procedure compilative automatiche dei software che parificano di fatto verso il basso la qualità del lavoro di ingegneria.

Per quanto riguarda i rating?
Il mercato immobiliare richiede standard di rating economico in funzione della valutazione della sostenibilità degli investimenti, anche sul concetto di antisismicità. Le Ntc non danno queste risposte, occupandosi di sicurezza, dato che prevedono operazioni di verifica, ma non un rating. Eppure, bisognerebbe mutuare quello che avviene nel settore dell’efficienza energetica, con modelli come il Leed o Casa Clima.

Calcestruzzo: 310 milioni l’anno l’impatto dei coefficienti sul settore dei prefabbricati

Un impatto durissimo, da 310 milioni di euro all’anno. È questo il risultato che produce l’aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni nel settore delle strutture prefabbricate in calcestruzzo, secondo le stime di Assobeton. Il problema, denunciato dal direttore dell’associazione, Maurizio Grandi, riguarda i nuovi coefficienti delle Ntc, diventati più penalizzanti, rispetto al passato, di circa un 25 per cento. Con un aumento dei costi direttamente proporzionale e anche ingiustificato, perché va oltre quello che ci viene richiesto dagli Eurocodici.

La questione viene illustrata così da Grandi: «L’aspetto più rilevante che a nostro avviso va assolutamente modificato è quello relativo al fattore di comportamento, adottato nel testo revisionato delle Ntc». Questi parametri trasformano, nel calcolo della resistenza sismica, le azioni esterne in sollecitazioni sulla struttura portante di un edificio. Più è alto il coefficiente, minore è la capacità di resistere agli stimoli esterni. «È evidente quale sia l’importanza di queste scelte: ebbene il coefficiente di 4,5 (attualmente in vigore) relativo alle strutture intelaiate in calcestruzzo in classe di duttilità A, è stato abbassato, per le strutture prefabbricate, a 3,5, in netto contrasto con quanto prescritto negli Eurocodici.

Un comportamento assurdo tanto più in quanto totalmente immotivato». Abbassare questo parametro significa incrementare le sollecitazioni sulle strutture prefabbricate in calcestruzzo del 25% rispetto a ciò che si è sempre fatto: quindi, dall’approvazione delle nuove Ntc bisognerà aumentare proporzionalmente l’impiego di materie prime necessarie per realizzare le strutture.

Semplificando, si può dire che travi e pilastri dovranno diventare più spessi. «Non solo – prosegue Grandi – siamo di fronte a una chiara violazione di quanto prescrive il decreto Sblocca Italia, che impone esplicitamente di non imporre norme più gravose rispetto ai limiti europei, ma ciò crea anche una sperequazione inaccettabile tra i nostri prodotti rispetto agli analoghi realizzati con materiali differenti». La traduzione di questo appesantimento normativo in costi extra per le imprese parla da sola: «Da una sti- ma da noi fatta, basandoci sulla dimensione attuale del mercato degli edifici industriali in Italia, riteniamo che si stia parlando di un aggravio ingiustificato di costi stimato in non meno di 310 milioni di euro all’anno».

Questo problema, allora, va risolto. Preferibilmente, in sede di revisione del testo e non di circolare. «Per quanto concerne l’ipotesi di poter rimediare a questa clamorosa incongruenza, attraverso un’adeguata scrittura della circolare esplicativa, al di là della necessaria quanto incerta volontà politica, riteniamo che il doveroso rispetto delle gerarchie tra atti ministeriali, porterà ad affidare al mercato il compito di interprete dei testi, generando, inevitabilmente, confusione nei progettisti e conflitti in una sana e trasparente concorrenza». Detto questo, comunque, l’opinione dell’associazione è che l’approccio italiano alle Ntc vada radicalmente rivisitato. «Un semplice atto legislativo potrebbe risolvere il problema: cancellare cioè in un solo colpo proprio l’obbligo, solo italiano, spagnolo e greco, di avere un documento cogente che regolamenta le Norme per le Costruzioni, e adottare gli Eurocodici». In questo modo sarebbe garantita una capacità molto maggiore di seguire l’innovazione, «per quanto riguarda i materiali e i prodotti, e di aggiustare il tiro in funzione delle mutate condizioni del mercato delle costruzioni». In tutti gli altri Paesi, infatti, vengono applicati direttamente gli Eurocodici senza alcun bisogno di legiferare in sovrapposizione. «Adottandoli anche noi – conclude il direttore – diventeremmo un Paese molto più europeo, apriremmo il nostro mercato a operatori stranieri ma anche, ed è ciò che ci interessa, consentiremmo ai nostri professionisti e alle nostre imprese di familiarizzare con le principali norme che vengono utilizzate in tutta Europa».

Numeri che penalizzano

Gli effetti delle Ntc sui prefabbricati in calcestruzzo: costi in aumento

  • 4,5 Il vecchio coefficiente relativo alle strutture intelaiate in calcestruzzo di classe di duttilità “A”
  • 3,5 Il nuovo coefficiente per le strutture prefabbricate, inserito nella bozza di aggiornamento delle Ntc
  • 310 mln Il cambio di coefficiente comporta un aumento dei costi di circa il 25% rispetto a oggi
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